
Un progetto di recupero fotografico, nato dalla scoperta di radiografie di ospedali psichiatrici abbandonati, e archivi sulla strada del macero.
Cosa sono le radiografie?
Analisi profonde, che attraversano la carne,
superano la pellicola di protezione fra il sé e il non sé,
ed entrano nell’essenza.
Radiografie che però buttiamo.
Leggiamo una volta e poi scartiamo.
Scrolliamo.
Andiamo avanti.
Senza fermarci. Senza soffermarci.
Fragilità, dolore, dolore profondo, intimo, personale.
Da cosa nasce una radiografia?
Da una domanda. Da un trauma. Da un dolore. E che tipo di dolore: pulsante, urente, bruciante, lancinante,
costante, silenzioso, intermittente, angosciante.
Leggero. Acuto, cronico. Pulsante, trafittivo. Sordo, martellante.
Se questo fosse il dolore, il mio dolore, come sarebbe? Cosa scriverei?
Erano buttate a terra, fra la polvere, impronte di scarte, erbacce.
Ho sentito il bisogno di raccoglierle e tenerle con me. E dare luce.
Dare ascolto.
Al dolore.
